per un Italian Electric Market Design e per il riconoscimento dell’energia condivisa naturalmente sotto la stessa cabina secondaria come “bene di autoconsumo collettivo”

PREMESSA

1. Il testo che segue, costruito dal Centro per le Comunità Solari e pienamente condiviso da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna), è ben più che un documento “tecnico” relativo alla riforma del “mercato” elettrico.

In realtà, trattasi di un testo che sta pienamente dentro un modello di produzione e consumo energetico che rappresenti un’evoluzione rispetto a quello che oggi si sta affermando. Infatti, al di là del persistente negazionismo sul cambiamento climatico, si sta dando gambe ad un’idea di transizione energetica basata sul ricorso alle fonti rinnovabili (e anche al nucleare), che, però, viene sviluppata con il ricorso pressoché esclusivo a grandi impianti, con la preservazione del ruolo delle grandi aziende fornitrici. Un modello fortemente centralizzato, guidato sostanzialmente dal mercato, finalizzato a garantire profitti (e rendite) ai grandi soggetti.
Spingere, invece, verso l’autoproduzione e l’autoconsumo collettivo
, in primis sotto le cabine secondarie, riconoscendo che in quel contesto esiste già una realtà di comunità energetiche di fatto, significa fare un passo in avanti decisivo nel riconoscere l’energia condivisa localmente come bene comune attraverso le forme di autoconsumo collettivo che la rete già oggi realizza fisicamente e costruire un’idea di transizione basata su un modello distribuito e diffuso, cioè, in buona sostanza, democratico.

Per quanto riguarda la produzione energetica sopra la scala locale, si deve guardare  alla pianificazione partecipata come leva fondamentale per favorire il ricorso alle energie rinnovabili. Pianificazione partecipata che coniuga intervento pubblico e coinvolgimento delle comunità locali.

2. L’ipotesi che avanziamo non solo è assolutamente realizzabile, ma è anche quella più realistica, se si vuole sul serio realizzare una transizione energetica verso le rinnovabili veloce e condivisa. Infatti, il modello ancora fortemente centralizzato, favorito dall’attuale legislazione nazionale, non solo ripropone un approccio socialmente inaccettabile, ma è destinata a generare conflitti e opposizioni da parte delle comunità locali.

Ovviamente, perché l’opzione che avanziamo possa concretamente procedere, necessita, oltre che della mobilitazione sociale e politica, di almeno altri due elementi. Il primo consiste nella sua adozione e pratica all’interno delle scelte politiche e istituzionali, a livello nazionale e regionale; in questo senso si muove la nostra proposta affinché quanto avanzato nel documento in termini di riforma del “mercato” elettrico possa diventare legislazione nazionale, magari promossa dalla Regione Emilia-Romagna con un’apposita iniziativa.

Nella stessa direzione si muove la proposta di legge di iniziativa popolare in tema di energia, messa in campo da RECA e Legambiente Emilia-Romagna sin dal 2022 e sottoscritta da più di 7000 cittadini, ora in procinto di essere discussa dall’Assemblea legislativa regionale. Lì, non a caso, ragioniamo sul fatto che si adottino strumenti di pianificazione cogenti a livello comunale e territoriale, con l’obiettivo che si possa raggiungere la copertura dei consumi finali energetici del territorio per il 50/70%, promuovendo, in primo luogo, l’autoproduzione e l’autoconsumo collettivo. Affiancando a ciò, attraverso il metodo della pianificazione partecipata per gli impianti a scala più larga, l’intento di arrivare nella Regione a coprire interamente i consumi finali energetici con energie rinnovabili al 2035 o, perlomeno, ad avvicinarsi.

L’evoluzione del quadro europeo rende oggi questa proposta ancora più attuale, poiché la pianificazione energetica territoriale rappresenta uno degli strumenti attraverso cui preparare il sistema elettrico regionale alla progressiva diffusione dell’autoconsumo collettivo e della condivisione dell’energia.

Il secondo è costituito dalla consapevolezza che, come sosteneva Alex Langer, la transizione ecologica potrà attuarsi pienamente quando diventerà socialmente desiderabile. Qui ci viene in soccorso e diventa realmente prezioso il testo presentato, nel momento in cui si prospetta la possibilità concreta che, puntando all’autoproduzione e all’autoconsumo collettivo, le tariffe per i cittadini possono ridursi almeno in una misura vicina al 30%.

Ciò avverrebbe attraverso lo scorporo dell’energia condivisa dalla bolletta (Direttiva Mercato) e l’eliminazione dei costi di intermediazione, con l’eliminazione degli oneri di sistema che non interessano direttamente l’energia condivisa, spostandoli sull’energia non scambiata, ed eventualmente con l’eliminazione dell’IVA, compensando le relative minori entrate dello Stato attraverso l’annullamento dei Sussidi Ambientalmente Dannosi alle fonti fossili.

3. Insomma, il documento proposto indica una pista di lavoro, impegnativa, ma assolutamente percorribile, nella quale si può realizzare un terreno importante di convergenza tra cittadini e loro rappresentanze, istituzioni e anche imprese interessate ad un’idea di modello produttivo, socialmente responsabile e capace di guardare al futuro. Un’idea, appunto, di transizione energetica ed ecologica giusta, condivisa per le sue finalità sociali e anche desiderabile per la cittadinanza.

L’energia prodotta in bassa tensione da circa 2 milioni di piccoli impianti rinnovabili, pari a circa 30 TWh/anno (circa il 10% dell’intera energia elettrica consumata sulla rete nazionale), non può essere integralmente ricondotta alla logica della commodity di mercato, in quanto viene condivisa localmente e naturalmente per effetto della struttura fisica della rete elettrica.

Il Position Paper su Energia Bene Comune è stato scritto dal
Prof. Leonardo Setti (Università di Bologna e Centro Per le Comunità Solari) e dall’Avv. Irene Vaglia, (avvocato cassazionista del Foro di Taranto)

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